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La mistica come via di ricerca della Verità - Pagine di mistica e spiritualità a cura di Antonello Lotti  Scrivi per suggerimenti o informazioni

APPUNTI E SUGGESTIONI N. 5

 

INDICE DI APPUNTI E SUGGESTIONI

 

INDICE

 


 

 

DI NULLA MANCHERÒ (SALMO 23)

 

Antonello Lotti, foto personale, 2006

Antonello Lotti, foto personale, 2006

 

 

Ho per pastore il Signore

Di nulla mancherò

Sul verde dei suoi prati mi dà riposo

Su onde di calma mi deporrà

Per sentieri che non falliscono

Col suo nome mi guiderà

Percorrerò la valle tenebrosa

Senza temere male

Perché ti avrò con me

Tu mio vincastro e bastone

Avrai pietà di me

La mia tavola colmerai

E il mio nemico sarà presente

La mia testa brilla d’unguento

Trabocca la mia coppa

Beatitudine e grazia

Per la vita mi seguiranno

La Casa del Signore

Sarà la mia per sempre.

 

[da “I Salmi”, a cura di Guido Ceronetti, Einaudi, Torino 1994]

 

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Cercare parole di verità

 

Nella Udienza di Paolo VI che qui propongo, tenuta pochi giorni prima della sua morte, Paolo VI parla della fede che deriva in primo luogo da Dio stesso, il quale istruisce coloro che lo ascoltano (e la Chiesa per prima deve imparare ad ascoltare la Sua Parola ) e li indirizza alla pienezza della vita. Tra il rumore del mondo e la confusione nelle idee, ognuno deve cercare di ascoltare la voce pura di un insegnamento di verità, rivolgendosi là dove è possibile rintracciarla. Non credo sia possibile restringere il campo dell’annuncio di verità alla sola Chiesa cattolica, per quanto voce autorevole in ogni tempo. Ognuno deve farsi portavoce di verità, affidandosi alla verità stessa, in un atteggiamento di fede che non deve mortificare la ragione umana. In questa intenzionalità, che supera la nostra povertà reale, ci affidiamo anche alla sapienza (cfr. la prossima citazione).

 

UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI, Mercoledì, 2 agosto 1978

Nel mondo in cui siamo, il frastuono di voci che vorrebbero captare la nostra attenzione è tale che non è facile capire quali siano le voci degne d’essere veramente ascoltate, e fra quelle ascoltate (mediante la radio, mediante la stampa, mediante la scuola, mediante la convivenza sociale, ecc.) non è facile distinguere le voci che arrivano ad un cittadino del mondo per divertirlo, per informarlo, o per istruirlo. Quali sono le voci che ci obbligano ad ascoltarle, quali sono quelle che meritano, o pretendono d’essere da noi non solo conosciute, per esempio, le voci della cultura, ma che esigono da noi d’essere prese come guida del nostro pensiero e soprattutto d’essere guida della nostra vita? Queste voci dominanti nella nostra vita le chiamiamo le nostre idee. Ciascuno ha le proprie idee, e sono queste che classificano la gente che pensa e che ne determinano il modo di agire.

Tutti sappiamo come oggi questo campo sia invaso da una quantità di idee, che possono giovare alla cultura o all’attività del mondo sociale, ma che per la loro stessa molteplicità, per la loro mutabilità e per la debolezza intrinseca della loro corrispondenza con la verità generano una mentalità sempre problematica e spesso superficiale. L’uomo moderno è assai cresciuto nelle sue conoscenze, ma non sempre nella solidità del suo pensiero, non sempre nella certezza di possedere la verità. Invece ecco il fatto singolare dell’insegnamento della Chiesa.

La Chiesa professa ed insegna una dottrina stabile e sicura. Intanto tutti dobbiamo ricordare che la Chiesa , prima d’essere maestra, è discepola. Essa insegna una dottrina sicura, ma insegna una dottrina ch’essa per prima ha dovuto imparare. L’autorità dell’insegnamento della Chiesa non deriva dalla sua propria sapienza, né dal controllo propriamente scientifico e razionale di ciò che ella predica ai suoi fedeli; ma dal fatto che essa annuncia una parola che deriva dal Pensiero trascendente di Dio. È questa la sua forza e la sua luce. Come si chiama questa trasmissione incomparabile del Pensiero, della Parola di Dio? Si chiama la fede.

Su tema di tale importanza e di tale ampiezza, noi ora accenniamo soltanto a tre punti. Il primo è dato dalla natura di questa conoscenza: essa non è contraria alla ragione, ma è superiore alla ragione. Cristo si è fatto maestro nostro per insegnarci Verità, che di per sé superano la nostra capacità d’intelligenza. Solo gli umili le accettano e così vivono in un’atmosfera di sapienza, d’ordine superiore. Ricordate le parole del Vangelo: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Matteo 11, 25). Il secondo punto riguarda la necessità di avere e di professare la fede: «Senza la fede - è scritto nella lettera agli Ebrei - è impossibile piacere a Dio» (Ebrei 4, 6). E quante volte nel Vangelo si fa l’apologia della fede, che il Signore trova scarsa perfino nei suoi discepoli: «Uomo di poca fede - dice il Signore a Pietro che stava per affogare - perché hai dubitato?» (Matteo 14, 31) e lo riporta a galla. Il terzo punto è un campo immenso di esperienza spirituale: ce lo ricorda San Paolo: «La fede opera mediante la carità» (Gal. 5, 6). Il che vuol dire che nella fede troveremo la pienezza della vita cristiana; vi troveremo la fortezza, la gioia, il conforto della vita divina a noi comunicata. Così sia per noi! con la nostra Benedizione Apostolica.

 

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mi ha istruito la sapienza

Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, poiché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose. In essa c'è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell'uomo, stabile, sicuro, senz'affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà.

Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri; paragonata alla luce, risulta superiore; a questa, infatti, succede la notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere. Essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa. Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza. Essa manifesta la sua nobiltà, in comunione di vita con Dio, perché il Signore dell'universo l'ha amata. Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio e sceglie le opere sue.

Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, quale ricchezza è più grande della sapienza, la quale tutto produce? Se l'intelligenza opera, chi, tra gli esseri, è più artefice di essa? Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se uno desidera anche un'esperienza molteplice, essa conosce le cose passate e intravede le future, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi, pronostica segni e portenti, come anche le vicende dei tempi e delle epoche. Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita, sapendo che mi sarà consigliera di bene e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.

Per essa avrò gloria fra le folle e, anche se giovane, onore presso gli anziani. Sarò trovato acuto in giudizio, sarò ammirato di fronte ai potenti. Se tacerò, resteranno in attesa; se parlerò, mi presteranno attenzione; se prolungherò il discorso, si porranno la mano sulla bocca. Per essa otterrò l'immortalità e lascerò un ricordo eterno ai miei successori. Governerò i popoli e le nazioni mi saranno soggette; sentendo il mio nome sovrani terribili mi temeranno, tra il popolo apparirò buono e in guerra coraggioso. Ritornato a casa, riposerò vicino a lei, perché la sua compagnia non dà amarezza, né dolore la sua convivenza, ma contentezza e gioia. Riflettendo su tali cose in me stesso e pensando in cuor mio che nell'unione con la sapienza c'è l'immortalità e nella sua amicizia grande godimento e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile e nell'assiduità del rapporto con essa prudenza e nella partecipazione ai suoi discorsi fama, andavo cercando come prenderla con me. Ero un fanciullo di nobile indole, avevo avuto in sorte un'anima buona o piuttosto, essendo buono, ero entrato in un corpo senza macchia. Sapendo che non l'avrei altrimenti ottenuta, se Dio non me l'avesse concessa, - ed era proprio dell'intelligenza sapere da chi viene tale dono - mi rivolsi al Signore e lo pregai, dicendo con tutto il cuore:

«Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te, e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto, dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie; mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora, un'imitazione della tenda santa che ti eri preparata fin da principio. Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria. Così le mie opere ti saranno gradite; io giudicherò con equità il tuo popolo e sarò degno del trono di mio padre. Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza».

 

  [Dal libro della Sapienza, capp. 8,21-10,18]

 

Henri Rousseau, Zingaro che dorme, 1897, New York, Museum of Modern Art

Henri Rousseau, Zingaro che dorme, 1897, New York, Museum of Modern Art

 

 

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L'AMICIZIA VERA

 

Si potrebbero citare all’infinito brani sull’amicizia. Ma questo è solo un pretesto, per testimoniare come tutto costituisca un valido aiuto nella ricerca della verità (secondo un percorso ideale di questa pagina di Appunti e suggestioni): essere “pascolati” da Dio stesso, essere istruiti da Lui nella vita di fede come anche dalla Sapienza, sempre mandata da Lui a illuminare la coscienza e confortare i cuori; infine, godere di un’amicizia terrena che è un cammino comune verso la verità, senza secondi fini e senza altri intenti che quello di “volere il bene”.

 

Aelredo di Rievaulx, L’amicizia spirituale, Libro I, 45-49

L’amicizia spirituale, infatti, quella che noi chiamiamo vera, è desiderata e cercata non perché si intuisce un qualche guadagno di ordine terreno, non per una causa che le rimanga esterna, ma perché ha valore in se stessa, è voluta dal sentimento del cuore umano, così che il “frutto” e il premio che ne derivano altro non sono che l’amicizia stessa. Proprio come dice il Signore nel Vangelo: “Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto” (Gv 15,16), cioè perché vi amiate a vicenda (cfr. Gv 15,17). È infatti nell’amicizia stessa, quella vera, che si progredisce camminando, e si coglie il frutto gustando la dolcezza della sua perfezione. L’amicizia spirituale nasce tra i buoni per una somiglianza di vita, di abitudini, di aspirazioni, ed è una sintonia nelle cose umane e divine, piena di benevolenza e di carità. Mi pare che questa definizione basti a esprimere l’idea di amicizia, purché intendiamo il termine “carità” in senso cristiano, cosicché si escluda dall’amicizia ogni vizio, e con “benevolenza” si intenda lo stesso sentimento d’amore che proviamo interiormente insieme a una certa dolcezza. Dove c’è un’amicizia di questo genere, vi è certamente “il volere e il rifiutare le stesse cose”; cioè un sentire che è tanto più dolce quanto più è sincero, tanto più bello quanto più è sacro, al punto che gli amici non possano neppure volere ciò che è male, o non volere ciò che è bene. Un’amicizia così è guidata dalla prudenza, è retta dalla giustizia, è custodita dalla fortezza, è moderata dalla temperanza. 

 

Seneca, La tranquillità dell’animo, VII, 1

Nulla potrà dilettare l’anima quanto un’amicizia sincera e fedele. Che gran bene è quando si dispone di cuori nei quali ogni segreto scenda con sicurezza, che al pari del tuo non ti mettano in apprensione per quel che sanno, che con la parola confortino il dolore, col parere agevolino la decisione, con la gioia dissipino la tristezza, con la loro stessa vista diano piacere!

 

Agostino, Lettera 155 a Macedonio (scritta tra il 413 e il 414)

Pur riconoscendo di non possedere la sapienza che mi attribuisci, sento nondimeno il dovere di ringraziarti assai della tua sincera e gran bontà a mio riguardo. Godo inoltre che le fatiche dei miei studi sono piaciute ad un personaggio così qualificato quale sei tu. Ma godo assai di più perché riconosco che il tuo animo, spinto dall'amore dell'eternità e della verità, nonché il sentimento amoroso del tuo cuore aspirano con avidità al possesso della città celeste; godo perché mi accorgo che si avvicinano a questa città e li tengo in gran pregio nel vederli ardere dalla brama di arrivare a possederla. Il re di questa città celeste, l'unica in cui si deve vivere per sempre e nella beatitudine, purché quaggiù si viva nella rettitudine e nella pietà religiosa, è Cristo. Da tali sentimenti ha origine anche la vera amicizia che non dev'essere misurata sui vantaggi temporali ma deve essere valutata alla stregua d'un amore puro e disinteressato. Nessuno infatti può essere veramente amico dell'uomo se non è innanzi tutto amico della verità: questo amore se non è disinteressato non è assolutamente possibile.

 

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