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La mistica come via di ricerca della Verità - Pagine di mistica e spiritualità a cura di Antonello Lotti  Scrivi per suggerimenti o informazioni

APPUNTI E SUGGESTIONI N. 3

 

INDICE DI APPUNTI E SUGGESTIONI

 

La conoscenza della verità è compito accessibile all'uomo? Secondo Aristotele, «è impossibile ad un uomo cogliere in modo adeguato la verità», ma «è altrettanto impossibile non coglierla del tutto». Sicuramente è indispensabile la ricerca della verità col desiderio di poterla un giorno contemplare. Tra noi e la verità sembra esserci una nube densa che impedisce la visione chiara. L'Anonimo autore del 1300 ci avverte che, in riferimento alla verità, a Dio, «se mai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità». Il compito essenziale dell'uomo (cui nessun maestro è capace di portare, secondo Plotino) è quello di operare un distacco da sé, per poter accogliere la verità nel proprio intimo. Si tratta di prendere come modello Maria di Nazaret, capace di ritirarsi «lontano da ogni essere creato» per far sì che si manifesti in lei la vicinanza e l'intimità di Dio. 

 

 

INDICE

 


 

 

LA NUBE DELLA NON CONOSCENZA

 

La nube della non conoscenza

 

 

Verso la seconda metà del 1300 appare in volgare la Nube della non conoscenza, scritto da un anonimo autore inglese. Attribuito, per le conoscenze ivi espresse, ad un monaco di chiara cultura patristica e di teologia scolastica, il testo rappresenta all’uomo medioevale un cammino di spogliazione totale di sé, una fuga da ogni esteriorizzazione ed ogni eccesso. Si legge, ad un certo punto del testo proposto (tratto dai capitoli dal III al VII), «tutto dipende dal tuo desiderio: basta una diretta, nuda tensione verso Dio, e Dio solo»: in questo sta il distacco mistico. Occorre abbandonare ogni pensiero su Dio (per quanto buono) perché ogni pensiero distoglie da Lui, creando nella nostra mente un idolo. Tendere verso Dio, che è Verità, significa abbandonare la nostra conoscenza di Lui e affidarsi totalmente a Lui. Allora avverrà la vera conoscenza che «non si ottiene né per mezzo della scienza, né per mezzo del pensiero, come per gli altri oggetti dell’Intelligenza, ma per mezzo di una presenza che vale di più della scienza», come scrive Plotino nel passaggio trascritto per questo numero. La Sua Presenza è la nostra assenza, ossia il distacco dal nostro “io”, che si impone troppo spesso come unico vero “assoluto”.

 

SOLLEVA IL TUO CUORE

Solleva il tuo cuore a Dio con umile impulso d'amore, e punta a Dio stesso, non a qualcuno dei suoi doni. E perciò trattieniti dal pensare se non a lui stesso, in modo che nulla agisca nella tua mente e nella tua volontà se non lui. Fa’ il possibile per dimenticare tutti gli esseri che Dio ha creato e le loro opere, che il tuo pensiero e il tuo desiderio non si dirigano ad alcuno di essi né in generale né in particolare. Lasciali perdere e non fare ad essi attenzione.

È l'opera dell'anima che più piace a Dio. Tutti i santi e gli angeli godono di essa e s'affrettano a sostenerla con tutta la loro forza. Tutti i diavoli, invece, si infuriano quando la compi e tentano di porvi termine in ogni possibile modo. Quando l'anima è aiutata dalla grazia e prova gioia, questa è l'opera più facile di tutte e quella che prima si riesce a compiere. Altrimenti, è dura e difficile.

Non desistere, dunque, ma sforzati di operare finché non provi gioia. Perché all'inizio trovi soltanto oscurità e come una nube di non conoscenza, e non sai cosa sia, ma soltanto senti nella tua volontà una nuda tensione verso Dio. Questa oscurità e questa nube, qualunque cosa tu faccia, rimangono fra te e il tuo Dio e non ti permettono di vederlo chiaramente alla luce dell'intelletto razionale né di provarne l'amorosa dolcezza nei tuoi affetti. Perciò disponiti ad attendere in questa oscurità per quanto ti è possibile, sempre invocando colui che ami: ché se mai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità. E se con insistenza opererai come ti dico, credo fermamente che, in virtù della sua misericordia, raggiungerai quel punto.

Ma perché tu non commetta errori in questa attività contemplativa e non ti formi in merito idee sbagliate, ti dirò, secondo il mio pensiero, qualcosa di più su di essa.

Questa attività non richiede molto tempo per essere compiuta, come invece molti credono: è anzi la più breve che si possa immaginare. Non è né più lunga né più breve di un attimo, il quale, secondo la definizione dei sapienti nella scienza dell'astronomia, è la più piccola unità di tempo: così piccola da essere indivisibile e quasi incomprensibile. È quel tempo del quale è scritto: Di tutto il tempo che ti è stato dato ti verrà chiesto come lo hai speso. Ed è giusto che tu ne renda conto, perché non è né più lungo né più breve di un singolo moto all'interno della principale facoltà della tua anima, la volontà. Ci possono infatti essere, e ci sono, tanti impulsi e desideri entro la tua volontà, in un'ora, quanti attimi. E se tu fossi stato restituito dalla grazia allo stato primigenio dell'anima umana quale era prima del peccato, allora potresti esser sempre, con l'aiuto di quella grazia, signore di quell'impulso o impulsi, in modo che nessuno ne andrebbe perduto, ma tutti invece tenderebbero al sovrano di tutti i desideri, il più alto fra gli oggetti che si possono volere, Dio.

Egli è infatti accondiscendente con la nostra anima, e ad essa commisura la sua divinità; e la nostra anima è affine a lui in virtù del nostro essere stati creati a sua immagine e somiglianza. Egli stesso, da solo - e nessuno se non lui - è pienamente e abbondantemente sufficiente a compiere il volere e il desiderio della nostra anima. Ed è questa grazia riformatrice che la rende infatti capace di comprendere pienamente attraverso l'amore colui che è incomprensibile a ogni potenza conoscitiva creata quale l'anima di un angelo o di un uomo (le intendo qui in relazione alla loro conoscenza, non al loro amore, e perciò le chiamo potenze conoscitive).

 

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LA FACOLTÀ DI AMARE

Tutte le creature razionali, angeli e uomini, hanno in sé, ognuna a suo modo, una facoltà principale che è la conoscitiva e un'altra che è quella di amare; alla prima Dio, che le crea ambedue, rimane sempre incomprensibile; alla seconda, quella di amare, egli è invece pienamente comprensibile per ciascun individuo separatamente, tanto che un'anima che ami può di per sé, in virtù dell'amore, comprendere in esso colui che da solo può riempire appieno - fino a traboccarne - tutte le anime e gli angeli che possano mai esistere. E questo è il meraviglioso, eterno miracolo dell'amore, che mai avrà fine, perché sempre egli lo compirà e mai cesserà di compierlo. Guardi dunque questo chi per grazia è in grado di vedere, perché provarlo è felicità senza fine, e il contrario pena infinita.

Chiunque perciò fosse così riformato dalla grazia da perseguire costantemente ogni impulso della volontà, non rimarrebbe mai privo di un qualche gusto dell'eterna dolcezza (come mai potrebbe per natura restare senza quegli impulsi della volontà), neppure in questa vita, né tanto meno privo della vivanda piena nella beatitudine del cielo. Non meravigliarti perciò se ti sprono all'attività contemplativa, ché essa è quella, come leggerai, nella quale l'uomo avrebbe continuato se non avesse mai peccato e per la quale egli è stato creato, e tutte le cose create per lui per aiutarlo a conseguirla, e dalla quale egli sarà salvato. Se essa fallisce, l'uomo precipita sempre più nel peccato e si allontana sempre più da Dio; se egli invece persevera in essa senza prestare attenzione a null'altro, si solleva sempre più dal peccato, avvicinandosi sempre di più a Dio.

Presta dunque grande attenzione a come consumi il tempo, ché nulla è più prezioso. In un attimo si può acquistare o perdere il cielo. E c'è un segno che mostra quanto il tempo sia prezioso: Dio, che dà il tempo, mai dà due istanti assieme, ma uno dopo l'altro. Questo fa per non alterare l'ordine o il corso della sua creazione. Il tempo è invero fatto per l'uomo, e non l'uomo per il tempo. Perciò Dio, che governa la natura, non va mai, nel dare il tempo, contro gli impulsi naturali dell'anima umana, che hanno luogo uno per volta.

L'amore è potenza tale che tutto fa condividere. Ama dunque Gesù, e tutto ciò che egli ha sarà tuo. Per la sua natura divina, egli crea e dà il tempo. Per la sua natura umana, egli tiene conto del tempo. E, per l'unione delle nature divina e umana, egli è colui che veramente giudica e chiede conto di come abbiamo consumato il tempo. Legati dunque a lui nell'amore e nella fede e parteciperai, in virtù di quel legame, di lui e di tutti coloro che nell'amore sono legati a lui, cioè di Maria Nostra Signora che, piena di grazia, tenne perfettamente conto del tempo, e di tutti gli angeli del cielo che mai perdono tempo, e di tutti i santi in cielo e in terra, che per grazia di Gesù tengono appropriatamente conto del tempo in virtù dell'amore.

Presta dunque attenzione a questo meraviglioso operare della grazia nella tua anima. Perché, se ben lo si comprende, esso è un impulso subitaneo e senza preavviso che rapidamente balza verso Dio come una scintilla dal carbone ardente. Ed è meraviglioso contare gli impulsi che in un'ora soltanto prendono forma entro un'anima disposta all'attività contemplativa. In uno solo di questi essa può improvvisamente e completamente dimenticare ogni cosa creata.

Non pensare che, poiché la chiamo oscurità o nube, essa sia una nuvola condensata dei vapori che volano nell'aria o un'oscurità quale quella che si sparge a casa tua la notte quando la candela è spenta. Tale oscurità e tale nuvola puoi immaginarle con il tuo ingegno e averle dinanzi agli occhi nel giorno più luminoso dell'estate, e di converso nella più buia notte d'inverno puoi immaginare una luce che brilla in pieno chiarore. Abbandona tali sciocchezze: non è questo che intendo. Quando dico oscurità, voglio dire mancanza di conoscenza: allo stesso modo tutto ciò che non conosci o che hai dimenticato ti è oscuro perché non lo vedi con l'occhio dello spirito. Per questa ragione si chiama nube, non dell’aria, ma della non conoscenza, che si trova fra te e il tuo Dio.

 

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LA NUBE DELLA NON CONOSCENZA

Se mai raggiungi questa nube di non conoscenza che si trova sopra di te, fra te e il tuo Dio, e vi dimori e vi operi come ti dico, dovrai anche collocare una nube di oblio sotto di te, fra te e ogni altro essere creato. Ti sembrerà forse di essere ben lontano da Dio perché fra te e lui c'è la nube della non conoscenza; ma certo sarà giusto pensare che sei lontano da lui quando non c'è una nube di oblio fra te e ogni altro essere creato. Quando dico ogni essere creato, intendo non solo le creature stesse, ma anche le loro operazioni e condizioni. Non faccio eccezione per nessuna creatura, materiale o spirituale, e per nessuna condizione o operazione, buona o cattiva, di una creatura. In breve, tutte devono essere nascoste sotto questa nube dell'oblio.

E una cosa ti dico, che ogni cosa alla quale tu pensi è, quando la pensi, sopra di te, e fra te e il tuo Dio. Tanto più sei lontano da Dio quanto più è nella tua mente cosa che non sia Dio.

Sì, se è gentile e appropriato il dirlo, nell'attività contemplativa è di poco o nessun aiuto persino il pensare alla bontà o al valore di Dio, o a Nostra Signora, o ai santi e agli angeli, o infine alle gioie del cielo, credendo cioè per mezzo di tale contemplazione speciale di fortificare il tuo proposito. In questo caso e nell'attività di cui parlo credo che non dovrebbe affatto essere così. Benché infatti sia bene pensare alla bontà di Dio e amarlo e lodarlo per essa, tuttavia è assai meglio pensare al suo nudo essere e amarlo e lodarlo in sé.

Se mai un pensiero sorge e ti opprime dall'alto, fra te e quell'oscurità, e ti chiede: «Cosa cerchi, cosa vuoi?», rispondi che è Dio ciò che vuoi. «Lui desidero, lui cerco, nulla se non lui ». E se ti chiede cosa sia Dio, rispondi che è Dio che ti ha creato e redento e con la grazia chiamato al suo amore. Di' che di lui non hai conoscenza, e di' perciò: «Tornatene giù». E calpesta subito quel pensiero con un moto d'amore anche se ti sembra santo e ti pare che ti possa aiutare a cercare Dio.

Esso forse ti ricondurrà alla mente molte idee belle e meravigliose riguardo alla bontà di Dio, e ti dirà che egli è dolcissimo e pieno d'amore, di grazia e di misericordia. Se lo ascolti, non chiede di meglio: sparlerà infine sempre di più e ti porterà giù in basso a ricordare la Passione, e ti farà vedere in essa la meravigliosa bontà di Dio. E se lo ascolti, non cerca altro. Subito dopo infatti ti farà vedere la tua miserabile vita passata, e forse, mentre la guardi e la ricordi, ti ricondurrà alla mente un qualche luogo nel quale hai abitato prima di ora. Sicché alla fine, prima ancora che te ne renda conto, sarai disperso chissà dove. E la ragione sarà soltanto che hai liberamente dato ascolto a quel pensiero e gli hai risposto, lo hai accolto e lasciato correre in libertà.

Eppure, quel che esso ti aveva detto era buono e santo: sì, e tanto santo che un uomo o una donna che vogliano giungere alla contemplazione senza prima meditare in quel modo, con dolcezza, sulla propria miseria, sulla Passione, sulla misericordia, il valore e la grande bontà di Dio, di sicuro sbaglieranno e falliranno il loro scopo. Tuttavia, ogni uomo e ogni donna che abbiano a lungo praticato tali meditazioni dovranno abbandonarle e collocarle ben in basso sotto la nube dell'oblio, se mai vorranno penetrare la nube della non conoscenza che è fra di essi e il loro Dio.

Quando perciò ti appresti all'attività contemplativa e senti di essere, attraverso la grazia, chiamato da Dio, leva il tuo cuore a lui con un umile impulso d'amore. Indirizzalo a Dio stesso che ti ha creato e redento e per grazia chiamato a questa attività e non accogliere, di Dio, altro pensiero. Tutto dipende dal tuo desiderio: basta una diretta, nuda tensione verso Dio, e Dio solo.

Se poi vuoi contenere e riassumere questa tensione in una parola per poterla meglio ritenere, allora scegliti una parola breve, di una sola sillaba, che è meglio di due perché più corta e più confacente all'opera dello spirito. E tale parola sarà Dio o amore. Scegli quella delle due che preferisci, o un'altra che più ti piaccia di una sola sillaba, e incatenala al tuo cuore in modo che mai, per nessuna ragione, lo abbandoni.

Questa parola sarà tuo scudo e tua lancia in pace e in guerra. Con questa parola colpirai quella nube e quell’oscurità sopra di te. Con questa parola soffocherai ogni pensiero sotto la nube dell'oblio.

Se un pensiero ti opprime chiedendoti cosa vuoi, risponderai solo con questa parola; e se esso si offre di spiegare e analizzare con la scienza il significato e il valore di tale parola, risponderai che la vuoi intera, non fatta a pezzi e analizzata. Se ti attieni a questo proposito, quel pensiero se ne andrà di sicuro. Perché? Perché tu non gli consentirai di nutrirsi di quelle dolci meditazioni che abbiamo menzionato prima.

 

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LA VISIONE DELL'UNO

 

E le difficoltà ci si presentano soprattutto perché la conoscenza di Lui non si ottiene né per mezzo della scienza, né per mezzo del pensiero, come per gli altri oggetti dell’Intelligenza, ma per mezzo di una presenza che vale di più della scienza. L’anima, quando acquista la conoscenza di qualche cosa, si allontana dalla sua propria unità e non resta completamente una: la scienza, infatti, è un processo discorsivo, e codesto processo è molteplicità: perciò, una volta caduta nel numero e nella molteplicità, essa perde l’Uno. È dunque necessario oltrepassare la scienza e non deviar mai dall’unitarietà del nostro essere; è necessario allontanarsi sia dalla scienza, sia dai suoi oggetti e da ogni altra cosa, anche se sia bella da contemplare: poiché ogni bellezza è inferiore all’Uno, come la luce del giorno deriva tutta dal sole. Perciò si dice che Egli è ineffabile e indescrivibile. E tuttavia noi parliamo per avviare verso di Lui, per destare dal sonno delle parole alla veglia della visione, come coloro che mostrano la strada a chi vuol vedere qualcosa. L’insegnamento può riguardare soltanto la via e il cammino; ma la visione è tutta opera personale di colui che ha voluto contemplare.

Ora, se uno giunge alla visione, se l’anima sua non sa comprendere il suo splendore, se essa non sperimenta e non racchiude in sé la passione amorosa che ne è la sorgente e non riposa in Lui come l’amante riposa in colui che ama; se pur accogliendo la vera luce e avvolgendone tutta l’anima per esserne andato più vicino, egli sale sì ma con le spalle gravate da qualcosa che gli impedisce di contemplare; se cioè sale non solitario ma insieme con che lo separa da Lui, non essendosi ancora raccolto in unità; in realtà, Egli non è lontano da nessuno, eppure è lontano da tutti; Egli è presente, ma è presente soltanto a coloro che possono accoglierlo e che si sono preparati ad armonizzare e ad entrare in contatto con Lui in virtù di un’affinità e di una potenza insita in Lui, consustanziale a ciò che da Lui deriva; qualora questa potenza si conservi così com’era quando uscì da Lui, essi, allora, sono capaci di contemplarlo nel modo in cui Egli è, per sua natura, visibile; se quello, dunque, non è ancora giunto lassù ma se ne sta al di fuori a causa degli ostacoli che abbiamo menzionato o per la mancanza della ragione che lo guidi e gli sappia infondere una convinzione su di Lui, allora incolpi pure se stesso per tutti quegli impedimenti e cerchi di starsene solo, lontano da tutti.

 

[Plotino, Enneadi, VI 9, 4]

 

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LA RICERCA DELLA VERITÀ

 

La ricerca della verità sotto un certo aspetto è difficile, mentre sotto un altro è facile. Una prova di ciò sta nel fatto che è impossibile ad un uomo cogliere in modo adeguato la verità, e che è altrettanto impossibile non coglierla del tutto: infatti, se ciascuno può dire qualcosa intorno alla realtà, e se, singolarmente preso, questo contributo aggiunge poco o nulla alla conoscenza della verità, tuttavia, dall'unione di tutti i singoli contributi deriva un risultato considerevole. Cosicché se, relativamente alla verità, le cose sembra che stiano così come si dice nel proverbio: «Chi potrebbe sbagliare una porta?», allora, per questo aspetto, essa sarà facile; invece, il fatto che si possa raggiungere la verità in generale e non nei particolari, mostra la difficoltà di essa. E fors’anche, poiché vi sono due tipi di difficoltà, la causa della difficoltà della ricerca della verità non sta nelle cose ma in noi. Infatti, come gli occhi delle nottole si comportano nei confronti della luce del giorno, così anche l'intelligenza che è nella nostra anima si comporta nei con&enti delle cose che, per natura loro, sono le più evidenti di tutte.

Ora, è giusto essere grati non solo a coloro dei quali condividiamo le opinioni, ma anche a coloro che hanno espresso opinioni piuttosto superficiali; anche costoro, infatti, hanno dato un certo contributo alla verità, in quanto hanno contribuito a formare il nostro abito speculativo. […] Lo stesso vale anche per coloro che hanno parlato della verità: da alcuni abbiamo ricevuto certe dottrine, ma altri sono stati la causa che permise che quelli si formassero.

È anche giusto denominare la filosofia scienza della verità, perché il fine della scienza teoretica è la verità, mentre il fine della pratica è l'azione. (Infatti, coloro che hanno per fine l'azione, anche se osservano come stanno le cose, non tendono alla conoscenza di ciò che è eterno ma solo di ciò che è relativo ad una determinata circostanza e in un determinato momento). Ora noi non conosciamo il vero senza conoscere la causa. Ma ogni cosa che possiede in grado supremo la natura che le è propria, costituisce la causa in virtù della quale anche alle altre conviene quella stessa natura: per esempio, il fuoco è caldo in grado massimo, perché esso è causa del calore nelle altre cose. Pertanto ciò che è causa dell'esser vero delle cose che da esso dipendono, deve essere vero più di tutte le altre. È quindi necessario che le cause degli esseri eterni siano vere più di tutte le altre: infatti esse non sono vere solo talvolta, e non c'è una ulteriore causa del loro essere, ma sono esse le cause dell'essere delle altre cose. Sicché ogni cosa possiede tanto di verità quanto possiede di essere.

 

[Aristotele, Metafisica II, 993a 30-993b 30]

 

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MARIA DI NAZARET

 

Antonello da Messina, Vergine Annunziata, 1476, Palermo, Museo Nazionale

Antonello da Messina, Vergine Annunziata, 1476, 
Palermo, Museo Nazionale

«La sostanza di Maria è la stessa sostanza della santità ordinaria. Istruita dal Veritiero alla luce dell'intimità, li è, a ogni suo respiro, condotta dalle manifestazioni della sua vicinanza e intimità, verso la fornace delle luci divine. A ogni istante lei guarderà il sorgere del sole della Potenza, a oriente del regno. Si ritirerà lontano da ogni essere creato, per mezzo della sua sublime aspirazione, compenetrata dalla luce del mistero nascosto. Si è voltata verso l'orizzonte, dove brillano i raggi dell'essenza e degli attributi di Dio, respirando nella brezza dell'unione che soffia dal mondo dell'eternità. Verso di lei ha soffiato la brezza dell'eterno abbraccio e su di lei si è levato il sole della contemplazione del Santo. Quando ebbe contemplato la manifestazione del glorioso sorgere dell'Eterno, le luci di lui pervasero e i loro segreti raggiunsero la profondità della sua anima. La sua anima concepì dal Soffio del sacro mistero. Lei fu fatta per portare l'altissima Parola e la Luce dell'altissimo Spirito. Quando si trovò incinta, perché attraversata dal riflesso della bellezza dell'Eterno, si appartò dalle creature, mettendo la sua gioia nell'unione con la realtà».
 

[Rûzbehân Baqlî, 1128-1209,
Commento al Corano 2,7]

 

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