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La
mistica come via di ricerca della Verità
- Pagine di mistica e spiritualità a cura di Antonello Lotti |
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I CULTI MISTERICI |
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Caravaggio, Bacchino malato, 1593-4, Roma, Galleria Borghese
BIBLIOGRAFIA E LINKS
INTRODUZIONE STORICA Quando si parla di culti misterici, si fa riferimento a un insieme di pratiche rituali tenute rigorosamente segrete dell'Antichità greca, ellenistica e romana, sebbene la loro origine sia ancora più antica. Il mysterion ("mistero", che deriva dalla parola greca myein "chiudere gli occhi e le labbra") era accessibile soltanto agli "iniziati" (mystoi), introdotti ai culti dalle "guide" (mystagoi). I termini sono derivata dalla radice my-. Nell'antichità tale radice è stata posta in rapporto con quella del verbo myô, "chiudo", usato nella forma assoluta col significato di "chiudere la bocca" o "chiudere gli occhi". In questi termini è stato individuato il carattere esoterico dei riti relativi, chiamati così per «il fatto che coloro che ascoltavano dovevano chiudere la bocca e non spiegare ad alcuno quelle cose» (Aristofane). Il culto più antico di cui si abbia notizia è quello dei misteri eleusini (VII sec. a.C.) A partire dal III sec. a.C. si ebbe una progressiva espansione dei culti misterici che, dal mondo greco cominciarono a propagarsi verso l'Occidente; in epoca romana erano largamente penetrati nel mondo romano fino alla diffusione fra i ceti popolari che si verificò intorno al III e IV sec. d.C. Si distinguono due diverse famiglie di culti: 1. quelli di origine greca: misteri eleusini, dionisiaci, orfici, di Samotracia; 2. i culti di origine orientale: Attis e Cibele, originario dell'Asia minore, di Iside e Osiride, di provenienza egiziana, di Adone, di provenienza siriaca, di Mitra, proveniente dalla Persia. Qui di seguito verranno esposti soltanto alcuni culti fra quelli citati e in particolare quelli di origine greca (misteri eleusini, dionisiaci, orfismo). Scrive Louis Bouyer (op.cit., pp.50-51) che si nota una certa analogia (e anche notevoli differenze ovviamente) fra i misteri di Eleusi (i misteri per eccellenza) e il mistero cristiano:
MISTERI ELEUSINI Il culto fu praticato ad Eleusi, nell'Attica, in onore di Demetra e di sua figlia Kore/Persefone e risale al VII sec. a.C. Inizialmente si trattava di una festa in occasione del raccolto e legata quindi al ciclo delle stagioni. Nel rito originario era presente la cerimonia della sepoltura del chicco di grano in onore di Demetra, "madre del grano". Allora non si parlava di mystêria, ma di orgia, che passò nel V secolo a.C. dall'accezione ampia di "sacri riti" a culti di natura particolare, caratterizzati dalla possessione divina (mania): dionisismo, culti in onore di Cibele e coribantismo. Demetra era figlia di Crono e sorella di Zeus che la rese madre di Kore. I culti celebravano, rifacendosi alla mitologia, Demetra quale donatrice del seme di grano all'umanità, mentre Kore, dea della fertilità che nasce e muore ogni anno. Secondo la tradizioni sarebbe stata Demetra stessa ad ordinare la costruzione del tempo a Eleusi in suo onore che vi si celebrassero i riti della fertilità. Il mito di Kore, divinità che muore e rinasce, assurse profonda importanza al punto da trasformare i culti della fertilità in culto dell'immortalità dell'anima, costituendo una speranza per gli uomini di una vita dopo la morte. All'iniziato veniva data la speranza di poter rivivere, una volta disceso nel regno dei morti, una vita migliore e più ricca. I riti si articolavano in due livelli: 1. Piccoli Misteri: in onore di Kore, figlia di Demetra, erano costituiti da una pre-consacrazione attraverso l'uso di rituali purificatori (katharsis) e i riti si svolgevano in primavera; 2. Grandi Misteri: in onore di Demetra, che si svolgevano in autunno. L'iniziato, raggiunta la purificazione era invitato a diventare membro della comunità e poteva accedere a questo secondo livello dei riti che consistevano nella consacrazione definitiva (epopten). Nell'Inno a Demetra di Omero leggiamo:
Clemente Alessandrino, nei suoi Stromata (V 11,70, 7-71) scrive:
Le festività erano precedute da una settimana di preparativi, con processioni di efebi in cui venivano trasferiti gli oggetti di culto da Eleusi ad Atene. Il primo giorno c'era l'invito dell'araldo nei confronti dei puri a prendere parte ai misteri. Il secondo avveniva la purificazione nelle acque del mare e doveva inoltre essere sacrificato un maiale. Nel terzo avvenivano sacrifici pubblici e la purificazione di tutti gli adepti. Il quinto era dedicato alla grande processione in cui gli oggetti di culto venivano riportati ad Eleusi. Il sesto giorno era giorno di digiuno. Nella notte tra il sesto e il settimo giorno tutti gli iniziati accedevano al rituale della rinascita simbolica. Venivano mostrati gli oggetti sacri, alcuni fatti scivolare sul proprio corpo, si recitavano formule misteriche e si rappresentavano alcune azioni drammatiche sul mito delle dee, sul matrimonio sacro fra la divinità e gli uomini e la nascita di un bambino divino. La cerimonia si concludeva con un convito comune in cui si mangiavano granaglie d'orzo e si beveva il kykeon, una sorta di distillato sempre a base d'orzo. Il settimo giorno era affidato al riposo e l'ottavo a un rituale funebre. Al nono ogni iniziato ritornava al proprio luogo d'origine (cfr. Enciclopedia delle religioni, op.cit. p.287-8). Scrive Teone di Smirne a proposito dei gradi iniziatici (L'utilità della matematica):
E Aristotele (La filosofia):
Scrive Plutarco (fr. 178):
A proposito della speranza in una vita dopo la morte, scrive Cicerone (Le leggi, II 14,36):
Il
culto di Eleusi era gestito da due famiglie sacerdotali. Tra i membri di
queste, che possedevano la dignità ereditaria del sacerdote, veniva
scelto lo ierofante ("colui che mostra ciò che è
sacro"), il quale presiedeva alle cerimonie di iniziazione.
MISTERI DIONISIACI Dioniso era il dio della vegetazione, dell'uva e del vino. Presso i Latini era conosciuto come Baccus o Liber Pater. Fra i misteri greci il culto a Dioniso era il più popolare. Nato intorno al VI-V sec. a.C., non aveva luoghi particolari di culto ed era aperto a tutti (schiavi e donne compresi). Dioniso, in virtù del racconto mitologico che lo ha come protagonista, era considerato divinità della vita e dell'oltretomba. Era nota la sua capacità di ritornare a vivere: per questo era considerato un dio liberatore, su cui gli adepti riponevano la speranza di una vita ultraterrena. Nel culto vero e proprio, le donne tentavano di raggiungere uno stato mistico di estasi attraverso peregrinazioni notturne con fiaccole in boschi e campagne, al suono di flauti e strumenti a percussione. Questo era ad imitazione del vagare del dio: ballavano vorticosamente al ritmo di un tipico canto in una ricerca di rapimento mistico assecondato dal vino che bevevano. Molti altri elementi appartenevano al culto: cortei orgiastici delle baccanti, dilaniare con le mani un animale e mangiarne le carni crude (diasparagmòs). Il
rito di iniziazione consisteva in una preparazione in cui l'adepto doveva
digiunare per dieci giorni e successivamente doveva partecipare ad un
banchetto e ad una sorta di battesimo che lo avrebbe introdotto nel
tempio. I sacerdoti che guidavano il culto erano vari: c'era il sommo
sacerdote, un "falloforo" (o portatore di fallo), un portatore
del latte e un portatore della fiaccola. Le sacerdotesse erano dette Tiadi.
Si compivano anche sacrifici di capri.
Cominciò nel V-IV sec. a.C. in Tracia e si diffuse successivamente in Grecia, Asia Minore ed arrivò anche in Italia. Si tratta di una derivazione dei culti di Dioniso (vedi). Secondo questo culto, Crono (= tempo), creatore del mondo ed eternamente giovane, crea l'uovo argenteo del mondo da cui nasce Phanes, divinità ermafrodita dell'amore e della luce. Questi crea il mondo con Nyx (notte) e Gea (terra), la quale genera i Titani, divinità che influenzano il destino degli uomini. Phanes è il primo Dioniso, il quale viene ucciso da Zeus che genera, con Persefone, il secondo Dioniso (Zagreus). Anch'egli viene ucciso, fatto a pezzi e divorato dai Titani, ad eccezione del solo cuore che, sottratto da Atena, viene poi mangiato da Zeus, incorporando così le qualità che gli consentono di annientare con fulmini e tuoni i Titani stessi, dalle cui ceneri nascono gli uomini. L'anima degli uomini, derivata da Dioniso, è tenuta prigioniera nella tomba del corpo titanico. Secondo l'Orfismo l'anima dunque si trova nel corpo come in una tomba. Fine dell'uomo è liberarsi da ciò che è titanico (malvagità, senso terreno), per raggiungere quello che gli è proprio (divino, celeste, buono). I misteri orfici indicano una via di salvezza dal ciclo delle reincarnazioni. Si attua attraverso esercizi ascetici, nella rinuncia e nella vita virtuosa. Il numero delle rinascite (metempsicosi) dipende dalla qualità morale delle vite vissute. Dopo la morte ha luogo il giudizio, che deciderà la sorte nella successiva vita. L'Orfismo ha un concetto etico molto elevato: dalla pulizia personale (igiene), alla rinuncia ad alcuni abiti o dalla sobrietà nell'alimentazione. I misteri orfici non erano infine legati ad alcun luogo particolare, venendo celebrati da Orpheoteletai (predicatori ambulanti) in "case sacre". Sul segreto relativo al culto, è scritto nel Papiro di Derveni:
E a proposito della prospettiva escatologica (Laminetta d'oro di Thurii):
E Damascio, nel commento al Fedone di Platone:
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