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La mistica come via di ricerca della Verità - Pagine di mistica e spiritualità a cura di Antonello Lotti  Scrivi per suggerimenti o informazioni

CONTRIBUTI

 

APPUNTI DA UNA CONVERSAZIONE CON ALDO STELLA

 

I presenti appunti sono stati presi da una conversazione con Aldo Stella. Aldo Stella è filosofo, medico, psicoanalista ed autore di alcuni libri il cui tema fondamentale (di filosofia teoretica ma con escursioni nella psicologia) è la relazione, tema fondamentale di ogni ricerca filosofica. Li propongo perché sono convinto che, nonostante la loro densa essenzialità, possano chiarire alcuni concetti fondamentali, parte del discorso sulla ricerca di Verità svolto nelle pagine del sito Mistica.Info

 

1. Innegabilità del Vero

La contraddittorietà della negazione del vero emerge con la consapevolezza che la negazione del vero intende essere comunque vera, come negazione. Ne consegue che la verità non è complanare alla sua pretesa negazione, ma riemerge incoercibilmente oltre di essa (chi nega il vero afferma come vera la negazione; difesa elenchica).

In altre parole, la negazione dell'assoluto o è assoluta come negazione – cosicché l'assoluto si ripropone – o non è negazione dell'assoluto.

 

2. Inoggetivabilità del Vero e Domanda di Fondamento

La consapevolezza che il vero (= assoluto) è innegabile, comporta che il vero non può venire oggettivato, ossia determinato. Ridurre l'assoluto a una qualche determinazione - dato di realtà, fatto, cosa - equivale a negare l'essenza stessa dell'assoluto, il quale è assoluto proprio perché "ab-solutus", sciolto da ogni vincolo ad altro da sé, altro al quale ciò che è determinato viene riferito (determinare = riferire ad altro).

Il determinato è fatto essere da un limite che lo de-termina, perché lo riferisce ad altro determinato; l'insieme dei determinati non è il loro fondamento, perché ciascun determinato si riferisce ad altro determinato all'infinito (riferirsi reciprocamente all'infinito). La somma di due insufficienti non fa mai una sufficienza. Il mondo delle cose finite è praticamente assunto come in sé compiuto, laddove ogni determinazione, e dunque anche l'insieme delle determinazioni, è domanda di fondamento).

Il fondamento non sopprime empiricamente la determinazione (non la cancella), ma nega la pretesa assolutezza di ciascuna e di tutte (pretesa empirica dell'empirico). Fondare quindi equivale a de-assolutizzare e non a ratificare l'insieme delle cose finite; fondare è togliere la pretesa assolutezza di ciò che è solo relativo.

L'affermazione della moderna soggettività segue il processo di una progressiva assolutizzazione di quanto è primariamente dato, cioè l'IO.

 

3. Indeterminabilità del Fondamento

L'innegabilità del vero indica altresì che la serie delle determinazioni finite (= mondo) richiede un fondamento assoluto che possa legittimarla, senza che tale fondamento possa venire incluso nella serie medesima, assimilato ad uno dei suoi elementi. Se quindi il fondamento è richiesto per la sua assolutezza – solo l'Assoluto è incondizionato e dunque può valere come condizione condizionante – esso può venire determinato solo come indeterminabile; sennonché, anche questa è una forma di determinazione: ciò pone in evidenza che l'ambito nel quale ci si colloca per determinare è l'ambito fenomenologico-discorsivo, il quale può venire trasceso solo intenzionalmente e mai fattualmente.

 

4. Intenzione di Verità

L'intenzione, dunque, è intenzione di verità, ma allorché si esprime di volta in volta in forme determinate, essa ricade in quell'ambito che pure si intende di trascendere. Se l'intenzione di verità indica ciò che vi è d'innegabile nella ricerca – ogni ricerca intende la verità del proprio "cercato" – la configurazione sia della ricerca che della sua intenzione, la ripropone inevitabilmente in forma fenomenologico-semantica, dunque in forma determinata.

 

5. L'Intenzione si Affida al Vero che la Orienta

Ma l'inevitabile non è il vero: se lo fosse, il "fatto" (per sua natura inevitabile) coinciderebbe con la "verità" e perderebbe di senso la ricerca della ragione che sappia effettivamente fondarlo. Il fatto è di per sé domanda di ragione. La consapevolezza che il vero è innegabile, ancorché inoggettivabile, impone che l'intenzione di verità tenga perennemente in vita la ricerca - ogni "trovato" non è mai ciò che viene effettivamente "cercato" - e impone altresì che l'intenzione non possa non affidarsi al vero, confidando che il vero possa orientare e guidare l'intenzione e dunque la ricerca.

Il soggetto che cerca non può fidare nella propria capacità di trovare: se pensa che il vero possa venire trovato, si è già fatto "criterio" alla verità.

 

6. La Fede nella Verità

La fede nella verità non è dunque un ordinario credere nell'oggetto, ma è fede eroica volta al trascendimento dell'oggettuale e dunque dell'empirico. È affidamento al valore, nonostante l'impossibilità di determinare il valore stesso, giacché determinarlo significa subordinarlo al soggetto che lo determina.

 

7. L'Immagine del Valore

Poiché però è inevitabile che nell'usare la parola "valore" comunque si evochi un'immagine, l'immagine che indica la necessità del suo stesso trascendersi come immagine (ossia il segno che indica la necessità del togliersi di ogni segno) non può che essere l'immagine (segno) della croce. Il segno della croce indica esemplarmente la posizione inevitabile dell'orizzontale, nonché il suo trascendimento innegabile nella verticale.

 

8. Significato della Preghiera di Domanda

Perché domandare? Inevitabilmente, per ottenere; ma se domando di essere salvato, allora è innegabile che domandare non può significare ottenere. Infatti, se ottengo, possedendo conserverei almeno l'IO; ma quell'IO, lungi dall'essere salvato, sarebbe solo mantenuto da ciò che ottiene e niente affatto salvato.

 

 

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